L’operazione ASPIDES: che cos’è e perché è importante

ASPIDES è un’operazione diplomatico-militare di sicurezza marittima dell’Unione Europea che ha l’obiettivo di tutelare la libertà di navigazione nelle Aree del Mar Rosso, Golfo Persico e Mar Arabico Settentrionale, a nord del parallelo di Mogadiscio, e che vede la partecipazione anche dell’Italia.

Che cos’è l’Operazione ASPIDES

L’Operazione EUNAVFOR ASPIDES è nata dal bisogno di difendersi dalle minacce degli Houthi yemeniti che dal novembre 2023 attaccano le navi mercantili nel Mar Rosso e presso lo stretto di Bab El Mandeb. “Aspides” infatti, in greco, significa “scudo”. L’obiettivo dell’operazione è di scortare le navi di passaggio nella zona, che altrimenti devono circumnavigare il continente africano correndo certamente meno rischi ma rimettendoci in termini economici.

I costi infatti non si riflettono solo direttamente sulla manutenzione e il rifornimento delle navi che devono fare un percorso più lungo, ma anche sulle attività dei porti nazionali e sui prezzi della merce al dettaglio; aumentano inoltre gli oneri derivanti dallo spostamento dei container e quelli collegati all’approvvigionamento energetico, penalizzando così anche il meccanismo di import-export.


In rosso, la rotta commerciale passando dallo stretto di Bab El Mandeb, tra Gibuti e lo Yemen. In giallo, la rotta alternativa che i mercantili sarebbero costretti a percorrere a causa degli attacchi Houthi se non fossero presenti le navi militari europee

Nello specifico, la missione ha un carattere difensivo e non di attacco e lavora sulla salvaguardia della libertà di navigazione e sul mantenimento della sicurezza marittima non solo sullo stretto di Bab Al Mandeb ma anche in quello di Hormuz. Tutto è nato dall’adozione della risoluzione numero 2722 delle Nazioni Unite nel gennaio 2024 che condannava gli attacchi Houthi contro le navi mercantili e commerciali, sottolineando l’importanza della libertà di navigazione.
Di lì a poco, il 19 febbraio, la missione ha avuto inizio.

Houti yemeniti

Quello che però rende questa operazione degna di nota per l’Europa non è soltanto la volontà di tutelare la libertà di navigazione, ma anche che per farlo si attui una risposta militare puramente difensiva e circoscritta sulla minaccia stessa, ovvero le offensive Houthi, e non un attacco che coinvolge anche il territorio yemenita. E poi, Aspides è anche una grande prova di partnership con gli alleati inglesi e americani, impegnati nel frattempo nella missione Prosperity Guardian, con i quali gli europei possono scambiare informazioni e sfruttarle a vantaggio dell’operazione.

Attori e compiti

Le nazioni che partecipano all’Operazione Aspides sono diverse: Italia, Grecia, Francia, Germania, Belgio e Svezia contribuiscono al Force Headquarter e tra di esse, le prime quattro forniscono anche assetti aeronavali.

Per quanto riguarda l’organizzazione dell’operazione, il quartier generale è a Larissa, in Grecia, e il comandante è l’ammiraglio greco Vasileios Gryparis; a capo della forza navale si trova il contrammiraglio italiano Stefano Costantino, imbarcato sul cacciatorpediniere Caio Duilio.
Per quanto riguarda i compiti eseguibili all’interno dell’operazione, sono di due tipi: non esecutivi ed esecutivi.

  • I compiti non esecutivi riguardano la conoscenza della situazione e delle dinamiche marittime a tutto tondo, comprendendo quindi lo spazio aereo e la parte subacquea, ma anche il lavoro di scorta delle unità mercantili nelle aree a basso rischio.
  • I compiti esecutivi riguardano invece la protezione vera e propria delle navi commerciali e quindi anche la possibilità di utilizzare la forza a difesa di esse, se la situazione lo richiede.

La nave italiana Caio Duilio

Il cacciatorpediniere Caio Duilio è una delle navi italiane scelte per partecipare all’Operazione ASPIDES. Prima di lei hanno partecipato la Virginio Fasan e la Federico Martinengo, ma è stata la Duilio a diventare particolarmente celebre e ad accendere i riflettori verso la missione Aspides grazie all’abbattimento di un drone Houthi il 2 marzo 2024.
Il drone stava volando in direzione della nave e si trovava a circa 6 chilometri da essa quando il capitano Quondamatteo ha dato ordine di abbatterlo. L’impresa si è ripetuta poi il 12 marzo con altri 2 droni.

Andrea Quondamatteo, il comandante
del cacciatorpediniere Caio Duilio

La Duilio è entrata in servizio nel 2009 presso la Marina Militare Italiana e da quel momento si è dimostrata sempre come uno dei mezzi più efficienti e all’avanguardia della Forza Armata. Dipende dal Comando della Prima Divisione Navale ed ha come porto di ascrizione La Spezia, ma gode anche di un alto livello di autosufficienza logistica che gli consente di non dipendere dai territori vicini mentre è in servizio.
Le sue funzioni principali riguardano il controllo dello spazio aereo e il contrasto alla minaccia aerea, ma può svolgere anche compiti di comando in situazioni di crisi e di emergenza, per questo è la nave scelta per operare nella missione europea ASPIDES.
Il suo livello tecnologico è particolarmente alto, utilizza apparati di comunicazione tradizionale e satellitare ma soprattutto vanta il sistema di comunicazione radio Link22, ovvero un protocollo di trasmissione dati standardizzato che permette di trasferire informazioni in modo sicuro.

Il cacciatorpediniere Caio Duilio

Alcune specifiche

La Caio Duilio è una nave lunga 141,7 metri e larga 20,3, con un dislocamento di 7000 tonnellate di portata lorda. È dotata di due motori diesel e due turbine a gas e la propulsione può quindi avvenire a gasolio o in combinato. Quando alimentata a gas, può raggiungere una velocità di 29 nodi (circa 58 km/h). L’hangar e il ponte di volo sono idonei per operare con gli elicotteri SH90 e EH101, mentre per quanto riguarda le caratteristiche difensive può contare su vari sistemi lanciamissili (predisposti per il lancio dei Teseo MKII e degli Aster 15 e 30) e cannoni navali (come l’OTO Melara da 72/62 millimetri SR).

L’equipaggio

A bordo, la Caio Duilio può accogliere un equipaggio di circa 190 persone, ampliabile fino a 250 in caso di operazioni di comando complesso o altre situazioni che lo richiedano. Il personale è vario, all’interno si trovano elicotteristi, fanti della Brigata Marina San Marco e marinai di varie categorie, identificabili con il simbolo della categoria ricamato o apposto sul proprio grado.
Il metodo più rapido per distinguere tra loro le unità di appartenenza dei militari a bordo è osservarne l’abbigliamento: mentre gli elicotteristi hanno l’inconfondibile tuta verde da volo, completata dallo Scudetto Omerale con la bandiera italiana, i marinai indossano invece l’Uniforme Blu con Giacca e Pantalone. I fanti della Brigata San Marco si distinguono per il set up tattico composto da mimetica, anfibi e gilet tattico, oltre al basco e alla patch San Marco.

Esempio della flotta della Marina Militare italiana: in
primo piano si vedono i marinai con il completo blu
mentre sullo sfondo a sinistra i militari in
mimetica e a destra gli elicotteristi


La vita in mare è affascinante quanto difficile, i nostri militari lo sanno bene. La nave non è soltanto un luogo di lavoro ma spesso diventa una vera e propria casa, dove condividere soddisfazioni e fatiche con i propri compagni e colleghi, oltre che un pezzo di vita. Essere in missione, lontani dalla famiglia, è per molti un grande sacrificio che da civili non possiamo far altro che ammirare.

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